Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale ed Alta Specializzazione DEA di II livello

Direttore Generale: Maria Morgante

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(Il Mattino) RUMMO, FONDI PNRR PER 22 NUOVI POSTI LETTO IN TERAPIA INTENSIVA

Per effetto della necessità di raggiungere il target indicato dal Pnrr, il Rummo ha proceduto all’integrazione di 22 posti letto tra la Terapia intensiva e subintensiva. «Usufruendo dei fondi del Pnrr – spiega il direttore generale Maria Morgante – sono stati realizzati 18 posti letto di Terapia subintensiva, di cui, 12 in Pneumologia e 6 in Medicina d’urgenza, oltre a 4 posti letto di Terapia intensiva che si aggiungono ai 6 già esistenti, per un totale di 10. In questo modo, è stato effettuato un potenziamento delle unità di Terapia intensiva e subintensiva, adottando di fatto le misure urgenti in materia di salute, connesse all’emergenza epidemiologica da Covid 19, previste dal decreto legge numero 34/2020». La normativa ha avuto il compito di potenziare i reparti di Terapia intensiva e subintensiva, sia da un punto di vista strutturale che di posti letto, oltre a effettuare l’adeguamento e la ristrutturazione delle unità di Pronto soccorso degli ospedali presenti sul territorio nazionale, tenendo conto comunque dei requisiti richiesti per eventuali nuove pandemie.
IL PROGETTO
In quest’ottica, l’azienda ospedaliera ha previsto la costruzione ex novo di un Pronto soccorso che ha le caratteristiche necessarie per sopperire alle necessità di cura in caso di eventi pandemici ma ha anche tutti i requisiti per essere usato in condizioni di normalità. Contestualmente, sono stati potenziati i posti letto per il controllo di pazienti che possano avere l’esigenza di cure nei reparti di Terapia intensiva e subintensiva, in caso di incremento delle ospedalizzazioni per epidemie, ma sono state acquistate anche apparecchiature ad alto contenuto tecnologico, come Tac e Risonanze magnetiche per accelerare i tempi della diagnosi. I requisiti principali e le caratteristiche strutturali del nuovo Pronto soccorso comprendono la separazione dei percorsi tra pazienti a bassa e alta complessità, per evitare sovraffollamenti e migliorare la gestione dei flussi; il potenziamento di spazi per trattare pazienti ad alta complessità che, in caso di emergenze pandemiche, possono essere convertiti in aree di isolamento per le persone infette. Sono presenti anche stanze e aree specifiche per la gestione del paziente psichiatrico, per l’accoglienza dei detenuti e per i colloqui con i familiari dei malati in degenza. Per comprendere a fondo l’origine di quanto è stato messo in atto, bisogna fare un passo indietro e analizzare cosa è accaduto nel corso dell’emergenza Covid.
LE SCELTE
L’ospedale cittadino è stato costretto ad allestire circa 110 posti letto Covid che hanno determinato lo smantellamento e l’accorpamento di un numero non esiguo di reparti che, negli ultimi anni, la direzione strategica ha dovuto ristrutturare e adeguare prima di poterli riaprire; in quella fase, gli accessi in Pronto soccorso, si erano ridotti drasticamente, insieme ai ricoveri per patologie importanti. In pratica, gli utenti anche con malattie croniche e oncologiche, per evitare il contagio, per l’intero periodo del Covid hanno rinunciato alle cure o a effettuare esami diagnostici. È emblematico il caso di un paziente alle soglie dei 90 anni che non ha più camminato in seguito a una frattura del femore, in quanto i familiari hanno preferito evitare che venisse trasportato in ospedale per essere operato, temendo che potesse contrarre il Covid e che il virus potesse essergli fatale. La stessa sorte hanno subito i pazienti con malattie gravi come la Sla che hanno evitato il ricovero in Pneumologia, dove c’erano i pazienti Covid in subintensiva. È chiaro che, di fronte alla prospettiva di nuove pandemie si è reso necessario intervenire con soluzioni mirate a garantire la massima sicurezza all’utenza e a evitare smantellamenti dei reparti per creare posti letto destinati agli infetti.

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